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 Un'apologia
 

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Un'apologia
 
Un'apologia.
Memoriale rinvenuto negli archivi del Comune e riedito a cura del Comune di Meduna di Livenza nel dicembre 1999.

Meduna di Livenza nella storia e nelle fervide sue opere.

Memoriale
presentato a S. E. l’Ill.mo Prefetto della Provincia
di Treviso, affinché sia conservato il Comune autonomo.
 
L'antica storia.
Amore sviscerato alla grande Patria, nel culto alle illustri memorie della piccola patria, ragioni storiche di preclara importanza, ragioni speciali topografiche, ed infine economiche, inducono quale unanime manifestazione del popolo di Meduna, fiero di un fulgido passato, a presentare con devoto ossequio, il presente memoriale, affinché resti il Comune come vita essenziale del paese.
Il Comune di Meduna di Livenza, di esistenza che ha origine dai Più remoti ricordi, vanta motivi imprescindibili per essere conservato, sicuro di se stesso, seguendo gli immancabili destini d’Italia al più splendido avvenire.
Il paese, posto sulla sinistra del Livenza, ha attinto nel suo passato meriti tali verso la Patria, per ritenere sacro il suo diritto: “Fiero della propria autonomia” sono queste parole dell’eminente storico Senatore Pompeo Momenti “Meduna nel 1881 si rifiutò solennemente di aggregarsi al Comune di Motta”.
Il recente ricordo di tale rifiuto viene festeggiato il 12 ottobre di ogni anno, quale sagra patriottica.
I motivi dell’accenato pronunciamento sono quelli che vengono presentati all E.V. nella più viva speranza che di questi si tenga il dovuto conto; dacché sotto l’egida del Governo Nazionale, ogni manifestazione altamente patriottica, giusta ed onesta trova corrispondente esaudimento.
Meduna fu a suo tempo, feudo e Comune libero, mai fece parte d’altro.
La storia del paese, attraversato dalla via Postumia e con questa allacciato a Portobuffolè, mentre l’antica romana arteria ad Oderzo si univa con le vie Emilia ed Annia, ha particolare menzione di rilievo, da quando nel 1000, fu feudo dei Patriarchi di Aquileia. Da questi fu poi dato in investitura ai signori di Meduna, riservandosi i Patriarchi una casa, quale rifugio in caso di pericolo.
Fu in parte luogo murato, per cui ne derivò il nome della frazione di Mure e le favorevoli condizioni del sito, dove ben cinque corsi d’acqua lo bagnarono, resero il luogo fortemente difeso dalla stessa natura. Sono questi: oltre il Livenza che ne segna il confine col Comune di Motta: il Sile Udinese, il Fiume, il Malgher ed il Sabino.
In due secoli dal 1200 al 1400, Meduna ebbe signori del luogo: i Panigai, i Della Torre, i Da Camino, i Della Fratina, gli Sbroiavacca, i Di Prata, i Di Valsassone e i Di Maniaco.
Terra sempre considerata friulana, ebbe feudatarie potenti famiglie friulane.
Nella frazione di Quartarezza, trovansi i palazzi dei nobili Wiel, Girardi e Della Frattina, la cui ultima stirpe deriva direttamente da “Marzutus” che ebbe dal Patriarca Popone le terre e la giurisdizione del castello della Frattina nel 1025.
Meduna ha la sua gloria maggiore attraverso l’illustre retaggio storico, di essere stato nel 1410 saccheggiato ed incendiato dal fratello del Patriarca di Aquileia. Perché si ribellò al vicario imperiale Federico conte di Ortemburgo.
Nel 1420 passò sotto la Repubblica veneta e fu visitato nel 1483 dal diarista veneziano Marin Sanudo, in viaggio di Sindychà (ispezione) nella Marca Trivigiana; del luogo egli così scrisse:
“Sopra la Livenza, do mia lontan è la Meduna, dove lì hè Capitano Francesco Michiel, et za gran tempo ‘anno dominato dita Meduna, et fo razon lui, et l’ ‘ano in feudo da la Signoria a mero et misto imperio.
Ha un fosso da una banda, da l’altra la Livenza, et za a longo la vidi”.
Per le speciali condizioni topografiche del Comune, con le attuali tre frazioni: Mure, Brische, Quartarezza, essendo sulla sinistra del Livenza, fu considerata terra appartenente al Friuli e nessuno storico trivigiano, dal Bonifacio agli altri anteriormente al secolo XIX, accenna a Meduna, essendo ritenuto il luogo fuori i confini della Marca trivigiana.
In una pubblicazione edita a Venezia nel 1818 per Francesco Andreola tipografo privilegiato dello Imperiale Governo austro-ungarico, “Il Compartimento territoriale delle Provincie Venete, approvato definitivamente da sua maestà imperiale, apostolica etc. etc.” si legge:
“Meduna Comune con le frazioni allegate: Malgher, Mure di Meduna, Quartarezza e Frattine, Brische, Rovere, Corte dell’Abba.”
L’essere stato posto il Comune sotto il Distretto Oderzo-Motta, è ricordo quindi di ben recente data, in confronto il lungo volgere dei secoli.

Le fulgide memorie patriottiche.
Altamente Meduna si onora dei forti suoi sentimenti di patriottismo, ricordata la ribellione contro il tedesco Cesare nel 1410, il Comune, ribelle sempre alla straniera dominazione, ebbe i primi Eroi del patrio risorgimento. Al memorabile assedio di Venezia nel 1848-1849 e nelle guerre del 1859-1860: Pietro Canevese detto Muti, Ippolito Antonio, Roio Sante, Pegolo Antonio.
Durante la grande guerra dal 1918 furono 68 i Caduti per coronare la patria della più fulgida vittoria dei popoli. Durante l’invasione austriaca del 1917-18 Meduna ebbe pure sette gloriosi Morti nella popolazione civile, fra i quali il Benemerito Cav. Francesco Prosdocimo, già Sindaco del paese, che fu colpito da scheggia di granata.
Meduna, sempre primo nelle attestazioni solenni di amor patrio, faceva murare nel 1884 nella facciata del palazzo Municipale, due lapidi a dovuta riconoscenza verso il Re Galantuomo e l’Eroe dei Due Mondi.
Fu il primo Comune d’Italia, che nel XX Ottobre del 1900 onorasse con una lapide fregiata da medaglione, Re Umberto I vittima a Monza di infame assassinio anarchico.
Meduna fu liberato dall’ultima invasione il 2 Novembre 1918, qualche giorno in ritardo rispetto ad altri paesi, avendo quivi gli austriaci, favoriti dai numerosi corsi d’acqua, fatta maggiore resistenza; con una lapide murata pure presso il palazzo municipale, inaugurata il 3 Marzo 1923 fu ricordata con esultanza la liberazione.
Gli Eroi Caduti per la Patria oltrechè col commovente omaggio del Parco di Rimembranza, ebbero eternati i loro nomi in un ben degno monumento obelisco. Nel medesimo tempo il 24 Marzo 1924 veniva inaugurata una lapide a ricordo dei sette Caduti fra la popolazione.
Internamente al palazzo Municipale, altra lapide con medaglione, onora l’eletto cittadino Cav. Francesco Prosdocimo.
Con sentimenti di profonda fede fascista, per lo scampato pericolo di S. E. Mussolini dell’otto aprile 1926, a monito ed a esultanza di popolo, veniva innalzato un pilone stendardo, col quale si volle ripetere la bella veneta tradizione, affinché come un dì sventolava il vittorioso Leone di S. Marco, splenda al sole il fulgido tricolore d’Italia, santificato dalla grande Vittoria sul Piave.

Le felici ragioni economiche.
Per le ragioni economiche, Meduna ha soprattutto il diritto di rimanere Comune, essendo assicurata la propria autonomia dalla relativa potenzialità finanziaria.
Il Comune ha una popolazione di 3500 abitanti con una superfici di ettari 1450; per la floridità delle campagne coltivate a vite, gelso, cereali e medicai; con rotazione agraria perfetta, con razionalità ed intensità di colture, è all’avanguardia della Provincia, con le terre più ubertose del Mandamento di Oderzo – Motta.
E’ centro zootecnico di straordinaria importanza per i due fiorenti mercati annuali, già istituiti con speciale privilegio e disposizioni dai Patriarchi di Aquileia nel 1300. Si tiene annualmente col concorso della Provincia e del Comune, una importante mostra dei migliori prodotti della razza bigia nostrana dei bovini. Il capitale zootecnico si calcola su oltre 1600 capi di bovini con 600 equini.
Una fiorentissima latteria sociale riceve ogni giorno 15 ettolitri di latte tra i 260 suoi soci.
Esiste altresì in Comune, una benemerita Società di allevatori di bestiame.
La produzione di bozzoli porta il rilevante annuo beneficio di Lire 600.000.
Meduna assunse da alcuni anni, particolare importanza in Provincia, per i rilevanti ammassi di bozzoli della prospera Cooperativa quivi sorta e che nel centro abitato del capoluogo ha il magazzino generale con un deposito che si aggira sui 150.000 chilogrammi di bozzoli essiccati.
Il bilancio comunale, pure attraverso i tempi difficili del dopoguerra e le esigenze dei riattivati servizi pubblici, nel più assillante periodo ricostruttivo, venne disciplinato da saggia amministrazione.
“I debiti del Comune a fine 1928, stante le suddette ragioni, raggiungono le Lire 110.000 con la Cassa Depositi e Prestiti, pagabili a rate annuali a tutto il 1960.
Furono applicate tasse Comunali, i dazi e le sovrimposte, in misura corrispondente ai bisogni, senza notevoli pressioni fiscali per i contribuenti.
La sovrimposta fondiaria del 1928 è diminuita di oltre Lire 5000 con la possibilità di essere ridotta nel 1929 di oltre 7000 lire, con altri sgravi ancora probabili negli anni successivi.
L’avanzo di amministrazione del 1927 è di oltre Lire 18.000 il cui importo sarà introdotto nel bilancio del 1928.
Quasi annualmente si sono verificati avanzi di tale approssimativa entità.
Il Comune è creditore dal Ministero dei Lavori Pubblici di Lire 50.000 quale suo concorso per la costruzione del grandioso ponte in ferro sul Livenza che il Comune ha totalmente pagato”.

I servizi pubblici.
Meduna ha servizi pubblici in perfetta efficienza: Palazzo Comunale con decorosi Uffici, ospitando altresì la sede del Fascio. Fabbricati scolastici completi in muratura, rispondenti ai criteri educativi e a quelli sanitari, tanto nel capoluogo che nelle frazioni, ed in queste vi è decorosa abitazione per i maestri. Il Comune ha anche riattivato il Lazzaretto distrutto per fatti di guerra.
L’illuminazione pubblica, da parecchio tempo esistente nel capoluogo, sta estendendosi nelle frazioni, essendo già a disposizione i fondi relativi.
Oltre il riattivato Ufficio postale – telegrafico, si sta attivando il telefono, pure con fondi già disponibili.
Il Cimitero costruito con razionalità di criteri e con decoro architettonico, oltre le tombe dispone di 100 Colombari.
Fu mascherata da appropriate linee dell’architettura medioevale, la cabina per la trasformazione elettrica, dando esempio agli altri capoluoghi di maggiore importanza, che anche le cose più utili e necessarie, con lieve spesa, possono ancora riuscire gradite all’estetica.
Il servizio medico, della levatrice e quello veterinario, sono curati egregiamente per valore di professionisti e per vigilanza del Comune.
Le condizioni sanitarie sono ottime.
Il Comune presenta uno sviluppo stradale di ventidue chilometri in perfetta manutenzione, con innaffiamento curato nel capoluogo a parità dei centri più importanti.
Per i parecchi corsi d’acqua che bagnano le ubertose terre, e particolarmente per essere il capoluogo presso gli argini del Livenza, sono di particolare importanza i manufatti e le varie opere idrauliche di presa.
Il ponte sul Livenza, del costo di Lire 300.000, venne ricostruito per opera del Commissariato per Riparazione ai Danni di Guerra per la maggior parte coi mezzi del Comune. Il Ponte antecedente era stato costruito nel 1917 stante le tenaci e vive richieste della popolazione, con l’autorevole appoggio di S. E. Luigi Luzzatti, poco tempo prima che per le dolorose conseguenze di Caporetto, fosse fatto saltare in aria dall’Esercito nostro in ritirata sul Piave.
Il Capoluogo del Comune, è protetto da altri argini con coronamento di muraglioni in difesa di tutto il centro abitato; vari altri manufatti uniscono le strade comunali attraversate da fiumi e canali, regolando il corso delle acque.
L’approvvigionamento idrico è completamente sistemato, con un pozzo artesiano nel capoluogo, il quale alimenta una fontana pubblica.
Meduna è capolinea del servizio di autocorriera per Motta – Oderzo – Treviso, con due corse giornaliere avendo quivi la S.I.A.M.I.C. un garage.

L'alto sentimento cooperativistico e patriottico.
Il cooperativismo fortemente sentito nella laboriosa popolazione, per mezzo: della Latteria Sociale Cooperativa, della Cooperativa Bozzoli, della Società Allevatori di bestiame ed altri sodalizi, ha vecchie tradizioni nella fiorente Società Operaia, costituita nel 1884 avendo avuto per Presidente Onorario l’illustre S. E. Luigi Luzzatti.
Le Istituzioni Fasciste sono numerose e fiorenti per tesserati: in Balilla, Avanguardisti e piccole Italiane; il giovanile Esercito delle balde speranze dell’avvenire, si computa su 500 iscritti.
La Sezione Combattenti è pure disciplinata e completa. Secondo le direttive del Governo Nazionale, funziona un Asilo infantile, che ospita novanta bambini, con annessa scuola di lavoro e di formazione morale della giovane.
Meduna è all’avanguardia nella fiera campagna contro la bestemmia e l’immoralità della moda femminile che con altro triste miasma corruttivo ci giunge d’oltre alpe.
A pari amore alla Patria, è radicato il sentimento religioso della popolazione.
La Chiesa parrocchiale, pure attraverso rifacimenti, manifesta esternamente ai muri perimetrali, le impronte della nobiltà del puro stile romanico, che accorda le severe linee col campanile di proporzionata e poderosa mole.
Nella Chiesa della frazione di Brische, della tracce romane fanno rievocare a distanza di lungo volgere dei secoli, le glorie immortali di Roma.
Per gagliardi sentimenti patriottici, per la forte Fede che disciplina meglio di ogni forza, passioni ed intenti, la popolazione di Meduna ha sempre avuto di mira costante: il rispetto alle Istituzioni, all’ordine, concorde nelle alacri opere del progresso, contraria ad ogni nefasta propaganda sovversiva.
Se un premio spetta al popolo esemplare di Meduna, è quello di dare a questo: l’assicurazione che il Comune sia conservato, fiero di quella autonomia che fu sempre in ogni tempo, incitamento nobilissimo per assurgere ad opere feconde.
E’ appunto con tale fede, che il paese attende dal Governo Nazionale il riconoscimento di quelle fulgide benemerenze e ad un tempo l’incitamento a procedere sicuro e tranquillo, nel cammino della maggiore prosperità, ai beni più altamente auspicati della Patria imperiale.

Meduna di Livenza, 22 Agosto 1928 – VI

 Il Podesta’
Augusto Pitton

Il Direttorio Del Fascio
Renato Saccomani
Dott. Alberto Nieri
Conte Luciano Frattina
Antonio Bidoia
Augusto Pitton

Il Parroco
Don Carlo Della Mea

Il Presidente Della Sezione Dei Combattenti
Luigi Piva Fu Liberale

Presidente Della Societa’ Operaia Di M.S.
Giorgio Prosdocimo

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
       
   

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