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Il comune porta il nome di due
importanti corsi d’acqua: il Meduna e il
Livenza. Dal 1868 si chiama “Meduna di
Livenza”, mentre prima si chiamava più
semplicemente ”Meduna” ed anche “La Meduna”.
Il comune di Meduna di Livenza si estende su
una superficie di 1533 ettari; è posto sulla
sinistra del Livenza; confina con i comuni
di Motta e Gorgo in provincia di Treviso,
con Pasiano e Pravisdomini in provincia di
Pordenone e, per breve tratto, anche con
Annone Veneto in provincia di Venezia.
I confini del Comune per gran parte sono
segnati dai corsi del Livenza, del Fiume e
del Sile.
Terreno alluvionale.
Prima di affrontare la storia di Meduna,
prendiamo confidenza con il territorio sul
quale la storia si è svolta e, innanzi
tutto, sui corsi d’acqua. Impariamo a
riconoscere l’idrografia di Meduna di
Livenza. Idrografia vuol dire “descrizione
delle acque”.
Il terreno su cui sono costruite le nostre
case e i campi che coltiviamo è di origine
alluvionale: è terreno trasportato qui dalle
acque nel corso di millenni.
In epoca preistorica le acque scendevano dai
monti e, dopo aver vagato per valli e
pianure, coprivano questi luoghi e vi
depositavano fango, sabbia e argille. In
epoca posteriore le acque si scavarono un
letto o alveo e così si formarono i fiumi;
questi, degradando verso il mare,
aggrediscono le rive, modificano
continuamente il percorso e lo rendono
sempre più tortuoso. In molte occasioni gli
alvei dei fiumi si dimostrano incapaci di
contenere le gran quantità di acque che
scendono dai monti e piovono dal cielo; le
acque allora allagano il territorio
circostante per poi rientrare lentamente
dentro gli alvei.
In epoche remote sui terreni resi umidi e
fertili dalle frequenti alluvioni crescevano
alberi e arbusti, si formavano boschi dove
vivevano animali e uccelli di tutte le
specie conosciute nei climi temperati.
Le nostre acque.
Lambiscono o attraversano il territorio di
Meduna i fiumi Livenza, Fiume e Sile, il
canale Postumia-Malgher, gli scoli San
Bellino, Correntiva-Corella, Borrida e
Buridon.
Consideriamo nostro, anche se non entra in
territorio medunese, il fiume Meduna.
Vedremo perché.
I fiumi che passano per Meduna hanno origine
da sorgenti e risorgive poste a monte della
statale n. 13 detta “Pontebbana”. Tali
sorgenti e risorgive emergono dal sottosuolo
ai piedi delle Prealpi Friulane, lungo una
linea relativamente breve. A Polcenigo si
trovano le sorgenti del Livenza, a Cordenons
vi sono le risorgive del Meduna e del suo
affluente il Cellina, poco prima di Casarsa
nascono il Fiume e il Sile. Da Polcenigo a
Casarsa corrono, in linea d’aria, 28 Km.
Arrivano a Meduna, oltre alle acque dei
nostri fiumi e dei relativi affluenti, anche
le acque piovane di un vastissimo bacino. Il
bacino idrografico (acque dei fiumi e acque
piovane) del Livenza misura Kmq 2450 . Oltre
due terzi delle acque di tale bacino
transitano per Meduna.
Quanta acqua passa sotto i ponti di Meduna
(ossia sotto il ponte sul Livenza e il ponte
sul canale Postumia-Malgher)?
Il Livenza, in periodo di magra,
all’idrometro di Motta segna 60-70 mc/s;
durante l’alluvione del 1966 segnò fino a
1200 mc/s. Il canale Postumia-Malgher si
calcola che contenga un quarto dell’acqua
del Livenza.
Il Livenza.
Il Livenza nasce in comune di Polcenigo. Ha
varie sorgenti: alcune nei pressi del
santuario della Santissima Trinità,
comunemente detto “La Santissima”, mentre la
sorgente più abbondante sgorga da un antro
sotto il monte Piai in località Gorgazzo.
Appena le acque delle varie sorgenti si sono
riunite formano un fiume di tutto rispetto.
Il Livenza nella parte superiore corre in
provincia di Pordenone; dopo Sacile segna,
all’incirca, il confine tra le province di
Pordenone e Treviso; da S. Stino corre in
provincia di Venezia. Il Livenza si getta
nell’Adriatico, in parte direttamente
attraverso il porto di Santa Margherita ed
in parte indirettamente, per un canale
interno, attraverso il porto di Falconera,
dopo aver percorso 112 Km, degradando da
metri 40 fino al livello del mare.
Il Livenza passa per Sacile, Brugnera,
Portobuffolè, Meduna, Motta, S. Stino, Torre
di Mosto e S. Giorgio . Quattro di questi
comuni portano, insieme al nome primitivo,
anche la specificazione “di Livenza”.
Il Livenza segna con un percorso molto
tortuoso il confine occidentale di Meduna
per Km 12,250 circa. La stessa distanza in
linea d’aria è di circa Km 5.
Prima di arrivare a Meduna, il Livenza
riceve vari affluenti: a Sacile riceve la
Paisa e il Meschio, a Portobuffolè il
Resteggia e a Tremeacque (comune di Prata)
il Meduna. Fino al 1940 il Livenza era
navigabile, per lungo tratto, anche con
grosse barche chiamate “buffole”, “burchi” o
più semplicemente “barconi” . In tutti i
paesi attraversati dal basso Livenza c’era
uno scalo. Ce n’era uno anche a Meduna. Gli
scali di Motta, Portobuffolè e Sacile erano
veri piccoli porti.
Dal Livenza risalendo il Meduna e il
Noncello, si arriva fino a Pordenone . Col
diffondersi dell’uso dei trasporti su strada
con automezzi, la navigazione fluviale
dovunque entrò in crisi. A poco a poco
scomparve la categoria dei barcaioli e dei
“Marineri” e cessarono l’attività gli squeri
(cantieri dove si costruivano le piccole
imbarcazioni). Nelle mappe si vede ancor
oggi, tra l’argine e il fiume, un sentiero
denominato “via alzaia”. Quel sentiero
consentiva al cavallo di trainare il barcone
dalla riva.
Il Meduna.
Il Meduna nasce nelle Prealpi Clautane. Dopo
aver formato il pittoresco lago di Tramonti,
scende a Meduno, attraversa il territorio
dei mandamenti di Maniago e Spilimbergo e,
giunto in comune di S. Giorgio della
Richinvelda, sprofonda in uno strato di
detriti ghiaiosi. Ritorna alla luce qualche
chilometro più a valle dando vita alle
risorgive di Cordenons. Da lì prosegue per
Zoppola, piega verso Pordenone, dove riceve
il Cellina e il Noncello, passa per i comuni
di Fiume Veneto, Azzano Decimo, Prata,
Pasiano e si getta nel Livenza in località
Tremeacque, a qualche chilometro
dall’abitato di Meduna.
Il fiume Meduna non entra nel territorio del
comune di Meduna, però noi Medunesi lo
consideriamo “cittadino onorario” perché ha
dato il nome al nostro paese.
Come ha fatto il fiume Meduna a dare il nome
al castello e al paese di Meduna se non
passa da queste parti?
È questo un “giallo” che si tenterà di
risolvere.
In un Diploma dell’imperatore Ottone III°,
datato 11 settembre 996, si legge:
“…concediamo a Bennone vescovo della santa
Chiesa di Concordia e ai suoi successori il
territorio boscoso che da dove nasce l’acqua
chiamata Lemene e lungo il suo corso fino al
mare; da dove nasce l’acqua chiamata Fiume e
lungo il suo corso fin dove si getta nel
Meduna e lungo il corso del Meduna fin dove
si getta nel Livenza e lungo il corso del
Livenza fino al mare…” .
Qui si afferma chiaramente che il Fiume si
getta nel Meduna. Altrettanto chiaramente in
un documento del 1190 si parla dei molini di
Pasiano mossi dalle acque del Fiume e di
alcune proprietà che si trovano in
territorio di Pasiano tra il Fiume e il
Meduna. Dunque già nel 1190 il Fiume non si
getta più nel Meduna. L’enigma sembra
davvero insolubile.
Altri hanno posto la loro soluzione ; anche
noi proponiamo la nostra.
Riteniamo che in origine il Meduna si
dividesse in due rami, uno dei quali si
immetteva nel Livenza a Tremeacque, mentre
l’altro si univa al Fiume. Dopo la
congiunzione, il corso d’acqua prendeva il
nome del più importante fra i due, cioè del
Meduna. Il ramo del Meduna arricchito dalle
acqua del Fiume proseguiva fino a Brische
dove raccoglieva anche le acque del Sile e,
nell’alveo dell’attuale San Bellino, correva
verso il Livenza, lasciando a ponente
l’abitato di Meduna a cui aveva dato il
nome. Tra il 996 e il 1190, per cause che
non conosciamo, il Meduna non si congiunse
più con il Fiume e riversò tutte le sue
acque nel ramo che va a Tremeacque.
Dopo di allora il Fiume estese il proprio
nome fino alla foce che si trova a ponente
dell’abitato di Meduna, nei pressi di via
Vittorio Emanuele. Anche la mappa del 1808
detta “napoleonica”, sopra l’alveo
dell’attuale San Bellino, scrive “canale
detto Fiume”.
Il Fiume e il Sile.
Il Fiume e il Sile nascono a breve distanza
l’uno dall’altro. Il Fiume nasce a Orcenico
Superiore in comune di Zoppola (Pordenone);
il Sile nasce presso la borgatella Sile in
comune di Casarsa (Pordenone). I due corsi
d’acqua procedono quasi paralleli portando
benessere alle campagne che attraversano;
però quando piove anche un po’ più del
solito allagano terreni e strade basse. Il
Fiume ed il Sile si congiungono tra
Belvedere e Brische; pochi metri dopo la
loro congiunzione danno vita al canale
Postumia-Malgher.
Il Fiume bagna i comuni di Zoppola, Fiume
Veneto, Azzano Decimo, Pasiano e Meduna. Il
Sile bagna i comuni di Zoppola, Fiume
Veneto, Azzano Decimo, Chions, Pravisdomini,
Pasiano e Meduna.
Il confine tra i comuni di Meduna e
Pravisdomini è segnato per un tratto dal
Sile “morto”. Si tratta dell’alveo primitivo
del Sile che in quel luogo disegna un’ansa
molto ampia. Per far defluire più
rapidamente le acque, l’alveo del Sile,
probabilmente nel 1930, fu raddrizzato ed il
vecchio letto si ridusse ad uno scolo per la
raccolta delle acque di campagna.
Rio Corella.
Rio Corella vien chiamato dalla mappa del
1808 quello scolo che noi chiamiamo
Correntiva-Corella.
Fino agli inizi di questo secolo lo scolo
Correntiva, dopo aver vagato in comune di
Pasiano, si gettava nel Livenza a Traffe.
Nel 1920-21, al fine di evitare i rigurgiti
del Livenza, il Correntiva fu congiunto al
Corella (la Corea). Ora lo scolo
Correntiva-Corella, mai privo d’acque, dopo
aver attraversato da ovest ad est il
territorio di Brische, si getta nel Fiume in
località Fossamulano .
È probabile che la cogiunzione degli scoli
Correntiva-Corella sia la vera causa dei
frequenti allagamenti a cui vanno soggetti i
terreni bassi delle Comugne di Brische.
Borrida e Buridon.
Il Borrida (la Burida) è formato da due
scoli che raccolgono le acque di campagna
della parte centrale del territorio
medunese.
Dopo essersi riuniti ed aver formato un
unico e capace scolo, il Borrida prosegue
per più di un chilometro e si getta nel
Livenza nei pressi del Monumento ai Caduti
di Meduna.
Oltre lo scolo Borrida c’è anche lo scolo
Buridon che porta le acque da via Argentina
nel San Bellino.
Ci sono pure altri scoli o fossi ai quali i
contadini hanno dato un nome che faremmo
bene a non dimenticare.
Opere idrauliche che hanno dato vita al
canale Postumia-Malgher facendo morire il
San Bellino
A questo punto dovemmo dire della “fossa
morta San Bellino” e del canale
Postumia-Malgher, ma per render più facile
la comprensione, premettiamo la storia di
alcune notevoli opere idrauliche.
Prima del 1681 Marco Michiel, patrizio
veneto e signore de La Meduna, aveva
realizzato varie opere. Il “canevon” in via
Verdi porta ben leggibile lo stemma della
famiglia Michiel con l’aggiunta “M M –
MDCLXVII”, ossia”Marco Michiel 1667”.
Identico stemma con la doppia M, però senza
data, si poteva vedere fino a qualche anno
fa sulla facciata di una casa di Brische.
L’opera più impegnativa realizzata
dall’intraprendente M. Michiel è senza
dubbio lo scavo di un canale per convogliare
buona parte delle acque del Fiume e del Sile
in un punto del Livenza distante circa due
chilometri dall’abitato di Meduna.
Perché fece eseguire un’opera tanto
imponente?
Occorre ricordare che prima d’allora il
Fiume, subito dopo aver ricevuto le acque
del Sile, si dirigeva verso il centro
abitato di Meduna correndo nell’alveo del S.
Bellino che, evidentemente, aveva capienza
ben superiore a quella attuale. Spesso
quando pioveva il Fiume allagava Meduna.
Accadeva anche che, contemporaneamente, il
Livenza uscisse dal suo alveo. È facile
immaginare il disagio degli abitanti di
Meduna.
M. Michiel, deviando le acque del Fiume
impedì le inondazioni dell’abitato di Meduna
da parte del Fiume e, nello stesso tempo,
poté dar vita ad un efficiente molino.
Anzitutto, per regolare il deflusso delle
acque verso il borgo di Meduna, fece
costruire un “sostegno o grande bova”, ossia
una saracinesca regolabile.
Avete fatto caso che la strada che passa
nelle immediate vicinanze dell’antica bova
si chiama via Bova?
Poi, tra Brische e Mure, fece scavare un
canale (che i veneziani chiamavano Gebo o
Ghebo) il quale arrivava fino a Quartarezza
dove, all’altezza di villa Gerardi (ora
villa Wiel), con ampia curva si gettava nel
Livenza. Prima che le acque finissero nel
Livenza azionavano un molino “con 6 rode e 8
bove”.
Quel luogo, ancor oggi vien chiamato “campo
dei molini” e si vedono, tra i cespugli, due
grossi blocchi di pietra viva.
Nelle immediate vicinanze c’è casa Pitton,
detti Pitonet.
Da Meduna si arrivava ai molini per
l’attuale Via Molini che non finiva subito
dopo casa Fregonese, ma proseguiva fino ai
molini costeggiando il Livenza.
L’imponente opera suscitò le reazioni dei
proprietari che si ritenevano danneggiati
dai frequenti allagamenti del Fiume e del
Sile. Intentarono causa. Quanto durò? Non lo
sappiamo.
Ci restano le mappe che disegnano le
posizioni dei litiganti e ci consentono di
ricostruire una pagina della nostra storia.
Chi vinse la causa? Non lo sappiamo con
certezza. Sappiamo però che negli ultimi
anni del 1600 i Michiel lasciarono Meduna. I
molini del Malgher continuarono a macinare
fino a circa il 1870 .
Negli anni 1930-35 per alleggerire il carico
d’acque del Livenza, l’antico canale fu
ripulito e fatto prosegfuire fino a
scaricare le sue acque nel fiume Loncon
prendendo il nome di “canale
Postumia-Malgher”.
In tutta questa vicenda ne scapitò l’ultimo
tratto del Fiume, ossia quel tratto che
dalla “bova” arriva fino a Meduna: fu
privato delle sue acque. A poco a poco si
ridusse ad una fossa morta che fatalmente si
interra sempre di più. Ha perduto perfino il
nome perché ora non si chiama più Fiume,
bensì San Bellino.
Altre opere idrauliche.
I molini del Malgher sollecitano a dire di
altri molini che, nel corso dei secoli
funzionarono a Meduna.
In “Annali del Friuli” di Francesco di
Manzano si legge che, in data 1 agosto 1327,
coloro i quali, durante una sommossa,
avevano danneggiato Meduna promisero “di
riparare il molino della Meduna cosicché sia
posto nello stato che era prima del
trambusto”. Il molino apparteneva a
Francesco di Stagimberg. Lo stesso libro
riporta: “Anno 1367… il patriarca Marquardo…
nel giorno del 25 del mese stesso (marzo)
diede investitura a Giovanni Costa notaio di
Meduna d’un sedime di molino sito nelle
pertinenze di Meduna vicino alla chiesa di
S. Maria di Brischis, sull’acqua del fiume,
nel luogo che chiamasi la roja…”
E’ stato riferito che un tempo c’era un
molino lungo le rive del San Bellino, dove
attualmente sorge casa Barro. Fino ad oggi
non ci è pervenute documentazione utile per
sostenere l’esistenza di quel molino.
È giusto ricordare anche un’opera eseguita
con tanta fatica da quei proletari, ultimi
fra gli ultimi, che furono i “cariolanti” la
costruzione a più riprese, degli argini
lungo il Livenza. In origine le acque
avevano libero sfogo nelle paludi e nei
terreni bassi. Quando pioveva con maggiore
insistenza del solito, anche i centri
abitati sorti su terreni bassi finivano con
l’essere sommersi. Meduna era da sempre
sommersa ad allagamenti. L’acqua arrivava
lentamente e non superava livelli ben noti.
Quando nei primi anni del 1900, a cura del
Magistrato alle acque di Venezia, furono
costruiti i primi argini del Livenza, tutti
esultarono perché era stato posto un freno
alle inondazioni; pochi intuirono che,
quando l’acqua rompe o supera gli argini,
aggredisce case e campi con inaudita
violenza. Tratti dei primi argini si vedono
ancora nei pressi del Monumento ai Caduti di
Meduna e lungo Via Roma (Riva Alta) che
vengono utilizzati come sede stradale.
Gli argini del Livenza furono sopraelevati
(e in parte corretti) verso l’anno 1924 e
dopo l’alluvione del 1966.
Dopo la costruzione degli argini, Meduna
subì due alluvioni che causarono gravi
danni: nel 1916 e nel 1966.
Anche il canale Postumia-Malgher è arginato.
Lungo l’argine sinistro, all’incirca dove un
tempo c’erano i molini, fino al 1934 c’era
lo “sfioratore Borrida”. Lo sfioratore
consisteva in un tratto d’argine più basso
con la sommità protetta da una soglia in
muratura attraverso la quale l’acqua
sovrabbondante si riversava nelle campagne
circostanti.
Quando il canale Postumia fu prolungato e
diventò il Postumia-Malgher, lo sfioratore
fu eliminato. I responsabili del consorzio
Meduna-Cellina ventilarono l’ipotesi di
costruire in montagna un grande serbatoio
per trattenere le acque che alimentano le
risorgive dei nostri fiumi, ma poi non se ne
fece nulla .
Il problema della sicurezza contro le
alluvioni non è stato ancora definitivamente
risolto. Al fine di scongiurare il pericolo
di inondazioni, Meduna mette a disposizione
due capaci invasi di emergenza: il Saccon e
il Sacconet.
Il palù.
Interessa l’idrografia il fenomeno delle
paludi. Il territorio di Meduna si trova ai
margini di una zona paludosa: il “palù de
Barc”. Il piano urbanistico della regione
Friuli ha posto sotto vincolo di tutela
ambientale l’area del “palù de Barc”. L’area
comprende una superficie di 138 ettari e
interessa i comuni di Pravisdomini, Azzano
Decimo e Pasiano.
Il comune di Meduna si trova ai margini del
territorio posto sotto tutela e risente
della vicinanza dei luoghi paludosi.
A Mure, che confina con Barco di
Pravisdomini, esiste una sorgente d’acqua
che gorgoglia, è oleosa e sprigiona gas in
piccola quantità. È un fenomeno tipico delle
paludi. Gli abitanti di Mure la chiamano “el
Bujeròn”.
Non è inutile ricordare che l’attuale Via S.
Domenico che conduce al Bujeròn, fino al
1970, si chiamava Via Paludei. |
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