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Sotto la Repubblica di Venezia (1420-1797).
Ora Meduna non è più terra di confine; il castellano non é più un funzionario patriarcale; purtroppo dopo tante sciagure, il centro urbano è ridotto a un cumulo di macerie.

La gastaldia di Meduna viene incamerata dal fisco della Repubblica che lo assegna, dietro pagamento, ad un fedele suddito col titolo di capitano.

Saggiamente Venezia concede autonomia amministrativa a quello che fu dello Stato Patriarcale e che, d’ora in poi, verrà chiamato Patria del Friuli; conserva il Parlamento friulano che non sarà più presieduto dal Patriarca bensì dal Luogotenente del Patriarca del Friuli. Meduna conserva il diritto di mandare suoi rappresentanti al Parlamento friulano. Il capitano di Meduna, nel governo del feudo e nell’amministrazione della giustizia, è assistito, come prima, dagli astanti della comunità.

Il 22 maggio 1455 vengono investiti del feudo di Meduna i Patrizi Veneti Michiel, i quali, da allora saranno chiamati Michiel della Meduna. A differenza dei gastaldi patriarcali, i Michiel potarnno trasmettere il feudo ai figli[1].

Il tempo in cui i Michiel governarono il feudo di Meduna fu certamente un tempo di progresso. Il centro urbano, devastato durante le ultime tragiche vicende dello Stato Patriarcale, fu interamente rifatto; dell’antico centro medioevale restarono soltanto una parte del castello e il campanile; anche il suolo per potersi meglio difendere dalle alluvioni, fu elevato di circa un metro.

Si hanno motivi per credere che la prima abitazione dei Michiel in Meduna sia stata danneggiata e poi distrutta a causa della feroce e fulminea incursione dei turchi avvenuta nel 1477.

Il palazzo ora sede comunale fu fatto costruire dai Michiel nella prima metà del 1500 e fu rimaneggiato più volte in tempi successivi. Sulla facciata, fino a poco tempo fa, capeggiava uno stupendo stemma dei Michiel; sulla fontana che adorna il cortile c’era un altro stemma formato dall’unione dell’arma dei Michiel con quella dei Querini. Ambedue gli stemmi sono conservati all’interno del palazzo. Di fronte al palazzo comunale c’è il palazzo Saccomani, anch’esso, un tempo, proprietà dei Michiel[2].

Il governo del feudo aveva sede a palazzo Michiel. Faceva parte del palazzo la loggia (distrutta dopo il 1843) dove si tenevano le riunioni delle comunità e si trattavano le cause civili e penali; cera la cancelleria con gli armadi contenenti le “scritture”; c’era una scuola pubblica[3]; c’era l’alloggio per i commilitoni (cioè i soldati).

I villici da tutti i villaggi del feudo venivano qui per le loro questioni. Nei pressi del palazzo, come in antico, si svolgevano annualmente due fiere franche e fiorivano i commerci.

Di fronte al palazzo, sulla sponda sinistra della Livenza, c’era lo scalo dove sostavano per il carico e lo scarico i burchi.

Sotto la Repubblica di Venezia la giurisdizione del feudo si estese sempre di più. Nel 1567 il conte Girolamo di Porcia descrisse con ricchezza di particolari il feudo di Meduna: nominò il bel palazzo dei Michiel e fece l’elencho dei villaggi soggetti a Meduna[4].

Fermiamo un istante la nostra attenzione. Nell’elenco di epoca patriarcale (secolo XIV) i villaggi soggetti a Meduna erano 18; nell’elenco di Girolamo di Porcia (1567) i villaggi sono 24; in un elenco riportato in un libro stampato nel 1775, cioè poco prima della fine della Serenissima, i villaggi soggetti a Meduna sono 37[5]. confrontando i tre elenchi redatti in tempi successivi si nota che la giudisgizione di Meduna si estende a poco a poco verso oriente e verso mezzogiorno.

I Michiel operarono con grande impegno anche nella seconda metà del 1600. Lo stemma murato sulla facciata del cadente Canevon (Via Verdi 7) reca incise le lettere MM (cioè Marco Michiel) e l’anno MDCLXVII. A quell’epoca i Michiel realizzarono un’opera destinata a modificare l’drografia di Meduna. Prima d’allora le acque del Fiume e del Sile, all’altezza di Brische, entravano nel letto del del Sambellino e confluivano nella Livenza nei pressi del centro urbano di Meduna. Accadeva spesso che le piogge ingrossassero contemporaneamente la Livenza, il Fiume e il Sile e, poiché a quell’epoca nessuno dei tre fiumi era arginato, Meduna veniva allagata.

Marco Michiel fece scavare il canale “Postioma” per allontanare le acque dal centro urbano e le utilizzò per azionare un molino dove si macinò fino al 1870 circa. Per quei tempi fu un’opera colossale. Purtroppo però i proprietari dei terreni lungo il Fiume e il Sile, ritenendosi danneggiati, fecero causa al Michiel e non si sa come sia andata a finire[6]. Di certo sappiamo che nei primi anni del 1700 i Michiel lasciarono Meduna.

Per qualche tempo nel feudo regnò il disordine. Venezia per por fine a quella situazione, nel 1699 affidò la questione a tre Inquisitori di Terraferma e poi fece pubblicare a stampa nuovi “Ordini e Capitoli per il governo della giurisdizione della Meduna”[7].

Nel 1749 era capitano di Meduna il nobile Francesco Duodo[8]; il feudo poi passò, non si sa quando, ai nobili Loredan.

Il Trattato di Campoformido (1797) segnò tanto la fine dalla Repubblica Veneta come quella delle giurisdizioni originarie degli antichi ordinamenti feudali.

Meduna perdette il ruolo di centro direzionale ed il palazzo già dei Michiel, dei Duodo, dei Loredan fu declassato a rango di privata abitazione.

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[Richiami]

[1] Al centro della navata della parrocchia di Meduna, prima dell’attuale pavimentazione, c’era una imponente pietra tombale (ora conservata nel sagrato) sulla quale erano scolpiti lo stemma dei Michiel e le seguenti parole: INTEGMO VIRO PATRITIO V./IOAN. FRANC./IACOBI F. PATRIS/AC MATRIS SUAE CINERIBUS/HUC TRASLATIS EX/TESTAMENTO DICARUN/F.P./OBIIT MDLXXXX/PRIDIE CALENDAS IANUARII.

Significano: all’integerrimo patrizio veneto Giovanni Francesco figlio di Giacomo e alle ceneri del padre e della madre sua qui traslate per disposizione testamentaria i figli ed i posteri dedicarono. Morì in trentun dicembre 1589.

[2] Archivio di Stato VE – “Provv. sopra Feudi 350” – Processo 2 – “Ego Jho: Taurus archipresbiter ac plebanus Eccl. S. Jo. Baptistae terre Methune dioc. Ill.me ac Rev.me Patriarcatus Aquil. Is qualiter nella terra della Meduna non si ritrovano presentemente che 24 anime da Comunione, essendo eretti li palazzi delli NN. HH. Michieli dove anticamente era il castello; anzi una parte di detta terra ritiene il nome del Castelletto, et hoc stipsi de manu propria, et dixi verbo veritatis… Datum in aedibus nostris praesbiteralibus die XVIII aprilis 1702”. Li palazzi, al plurale. Quindi anche il palazzo ora dei Saccomani.

[3] Archivio parrocchiale di S. Giovanni Battista in Meduna – Libro de Battesimo sotto l’administrazione del reverendo M. Pre Galeazzo Bella Piovano della Meduna.

Angelo de Nigris “professore di umanità” il 12 luglio 1592 porta al battesimo la figlia Elisabetta – Lucia.

[4] Girolamo di Porcia, Descrizione della Patria del Friuli fatta nel secolo XVI, Tpografia del Patriarcato, Udine 1897 pp. 78 – 79.
Meduna
Castello non molto abitato, e Communità posta di là del Tagliamento sopra la Meduna fiume verso Ponente, lontana da Udine miglia 30, nel qual luogo li Magnifici Michieli Nobili Veneziani hanno giurisdizione, ed un bel Palazzo, mettono un Capitanio, il quale è presente a render ragione insieme cogl’Astanti di quella Comunità, i quali Astanti fanno loro le sentenze, ed il capitano le pubblica senza metter voce, e così in civile, come in criminale: le appellazioni vanno al Carissimo sig. Luogotenente: detta Comunità ha voce in Parlamento, ma non ha Signoria: paga L. 18:12 per ogni impostazione: ha sotto di sé Azzanello, Meduna la Villa, Belveder, Bosco S. Biagio, Brischis, Casale, Cidrugno, Cinto, Corte dell’Abà, Danon, Giai di Spadacenta, Lison, Malgher, Mazzolada, Melon, Mura di Meduna, Oltrafossa, Paseglian di Sotto, Pra di Pozzo, Pra Maior, Quartarezza, Spadacenta, Squarcereda, Villatta. Ne quali luoghi del 1548 erano uomini da fatti N. 669, inutili 3192. Nel 1557 erano uomini da fatti N. 868, inutili N. 3511.

[5] Statuti della Patria del Friuli, Udine, 1775, pag. 425 “Meduna, Andreis, Azzanello de’ Mercati, Bando Michieli, Belveder di Meduna, Bissiola, Boscato e Baracet, Bosco del Forestier, Bosco di S. Biagio, Brische, Casal di Tau, Casali, Cedrugno, Cinto, Corte dell’Abbà, Danon, Fratuzza, Gaio di Spadacenta, Lison, Loncon, Loverè, Margher, Mazolada, Melon, Molin di Mezoz, Oltrafossa, Pasian di Sotto, Prà di Pozzo, Prà Maggior, Quartarezza, Ronche, Spadacenta, Squarzaredo, Villotta di sopra”.

[6] Abbiamo fotocopie delle mappe prodotte dalle parti in causa.

[7] Il testo integrale di Ordini e Capitoli stabiliti dagli Inquisitori di Terraferma per il Governo della Giurisdizione della Meduna sono pubblicati in “Amedeo Pizzin – Meduna di Livenza e la sua storia” – 1964 a pag. 73-80.

[8] Dalla relazione della Visita Pastorale – Archivio della Curia arcivescovile di Udine.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
       
   

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