La romanizzazione del
nostro territorio
Dal tempo delle lotte contro i Galli, la
penetrazione romana nel territorio dei
Veneti si fece sempre più consistente.
Gradualmente i Veneti assimilarono la
cultura romana e perdettero la propria.
Attorno all’anno 200 a.C., senza drammi, i
Veneti da alleati divennero sudditi dei
Romani.
Gli abitanti del nostro territorio
acquisirono la cittadinanza romana, con
relativi diritti e doveri, soltanto dopo il
50 a. C.
Contribuirono in modo determinante alla
romanizzazione del nostro territorio i
seguenti fatti.La
fondazione di Aquileia
A oriente del territorio dei veneti si erano
stanziati i Galli–Carni che preferivano
abitare tra i monti e nel folto dei boschi.
Lo storico Tito Livio narra che l’anno 186
a.C. i Galli–Carni si insediarono anche nel
territorio aquileiese. I Romani se ne
preoccuparono perché quell’insediamento
costituiva un ostacolo alla loro espansione
verso il nord. Dapprima trattarono e poi
occuparono con la forza il territorio. Nel
183 il Senato Romano decretò la fondazione
della colonia di Aquileia e due anni dopo i
legionari edificarono la città.
Via Postumia e via
Annia
Chi osserva la carta geografica dell’Italia
settentrionale nota subito il maestoso
anfiteatro delle Alpi. Quei monti e quelle
valli erano abitati dai Galli–Celti
tradizionalmente ostili verso i Romani. Per
assoggettarli, i Romani nel 148 a.C.
costruirono una strada che, partendo da
Genova, attraversava tutta la pianura padana
e, dopo aver toccato Piacenza, Cremona,
Verona, Treviso, e Oderzo, arrivava fino ad
Aquileia .
La Postumia incrociava antichi viottoli già
percorsi dai Veneti e, in seguito incrocerà
strade romane.
L’anno 132 a.C. fu costruita via Annia che,
diramandosi da via Emilia, passava per
Altino e raggiungeva Aquileia.
Via Postumia e via Annia erano collegate fra
loro dal Livenza.
Le regioni
Dopo la vittoria di Filippi (42 a.C.), i
triunviri Antonio, Ottaviano e Lepido
divisero l’Italia in undici regioni. Il
nostro territorio fece parte della decima
regione denominata “Venetia et Histria” (le
Venezie e l’Istria) . Ottaviano (che nel 27
a.C. diventerà imperatore e assumerà il
titolo di Augusto) resse personalmente la
regione “Venetia et Histria”.
Colonia Concordia
Julia
Le regioni, a loro volta, furono suddivise
in territori omogenei detti Colonie che
facevano capo ad un centro urbano. Il
territorio medunese fece parte della colonia
Concordia Julia. La città Concordia Julia,
fondata intorno al 42 a.C., si trova a metà
strada fra Altino e Aquileia, vicino al
punto dove le vie Postumia e Annia si
congiungevano.
Il territorio della colonia Concordia Julia,
cioè l’agro concordiese, si estendeva dalle
Prealpi all’Adriatico e tra i fiumi Livenza
e Tagliamento.
Sono all’incirca gli stessi confini della
diocesi di Concordia-Pordenone.
La centuriazione
dell’agro concordiese
Dopo la fondazione di Concordia Julia, i
Romani procedettero alla “centuriazione”
dell’agro concordiese.
Dopo i Romani, in Italia, in duemila anni,
nessuno governo realizzò progetti
altrettanto funzionali e grandiosi.
Immaginate un gruppo di geometri (gromatici)
impiegati nella ricerca del centro
geografico del territorio da centuriare.
Dopo averlo individuato, tracciano una linea
retta da nord a sud (kardo maximus - cardo
maggiore) un’altra da est a ovest (decumanus
maximus – decumano maggiore). Ne risulta una
grande croce.
Parallelamente al decumano, ogni 3550 metri
tracciano strade minori dette saltus oppure
decumani minori.
Il territorio compreso tra le strade viene
bonificato e diviso in perfetti quadrati
detti centurie (20 x 20 actus, cioè m. 710 x
710 che corrispondono a circa 50 ettari).
Ogni centuria viene suddivisa in 4 o 5
poderi (praedia) di 12 ettari e mezzo oppure
di 10 ettari. Attorno alle centurie si
snodano viottoli e fossati.
I viottoli e, soprattutto, le strade che
dividono i gruppi di centurie costituiscono
la viabilità minore della Colonia.
Evidentemente il piano descritto veniva
attuato tenendo conto delle strade esistenti
e dei fiumi. L’agro concordiese era
orientato 40° nord-est.
I poderi dell’ agro concordiese, molto
probabilmente, furono assegnati ai veterani
della battaglia di Filippi. Il prof. L.
Bosio, noto studioso delle centuriazioni
dell’ agro concordiese, esprime il parere
che la strada Traffe-Pasiano ecc. (che segna
un tratto di confine del comune di Meduna
con Pasiano) corrisponda all’antico decumano
maggiore dell’ agro concordiese.
Meduna in epoca romana
Per scoprire in qual modo e misura la
civiltà romana ha plasmato il territorio
medunese, ci serviremo delle poche
testimonianze che fino ad oggi siamo
riusciti a raccogliere.
Reperti archeologici
Sono stati trovati vari frammenti di
materiale fittile di origine romana in via
Roma, Corteabbà e Mure. Su alcuni laterizi
si può ancora leggere il marchio di
fabbrica.
Uno reca il marchio “C. CO. VE.S.” (le
lettere sarebbero l’abbreviazione di Cai
Coeli Verna Serus); altro reca il marchio
“T.ATI. PAETI.CONCO.” (Titi ATI PAETI
CONCOrdiensis); altro laterizio reca la
scritta VARISTI. Sono i nomi dei proprietari
delle fornaci.
Un ritratto di uomo maturo, ritrovato in
territorio medunese, benché corroso e
mancante del naso rivela caratteri
anatomico-stilistici abbastanza leggibili.
E’ conservato nel museo di Oderzo.
Una colonna ritrovata a Mure, di granito
proveniente da cava piemontese, alta m.
1,72, diametro maggiore m. 0,45, diametro
minore m. 0,44.
A Brische (frazione di Meduna) è stata
trovata una moneta dell’imperatore Marco
Aurelio.
In luogo imprecisato due monete
dell’imperatore Giustiniano.
I toponimi (nomi di
luoghi)
“Alla fine del secolo scorso nel territorio
di Meduna esisteva ancora un tratto di
strada denominata Postioma, oltre ad un
ponte dello stesso nome. Il Comune è
attraverso ancor oggi dal canale Postumia
che scorre tra Mure e il centro della
borgata e riceve nella parte superiore le
acque del Sile e del Fiume; nel corso
inferiore invece perde il suo nome per
assumere quello di canale Malgher” (A. C.
Pizzin – Meduna di Liv. e la sua storia pag.
29). Anche oggi la strada che dal capoluogo
porta a Mure si chiama via Postumia; come
pure la statale n. 53, cioè la
Oderzo-Portogruaro, si chiama via Postumia.
Siamo circondati da toponimi di origine
romana, come ad esempio: Lorenzaga, cioè
podere di Laurentius; Pasiano, cioè podere
di Pacilius; Annone, cioè “ad nonum” (= al
nono cippo miliario). Il toponimo che fa più
riflettere è il nome di Mure (in latino
classico murae; in latino medioevale mures).
Non si dà un nome simile ad un prato, bensì
ad un luogo in cui ci sono muri, anche se
sono muri cadenti.
Una foto
E’ stata pubblicata una foto scattata dal
satellite Skylab fornito di dispositivi per
“radiografare” il terreno. La foto ha
rilevato segni incancellabili della
centuriazione romana anche in territorio
medunese.
Una mappa
E’ conservata presso l’archivio di stato di
Vienna una mappa denominata “Carta
Peutingeriana” . Fu ricopiata nel Medioevo
da un documento cartografico antico. Non è
in scala e contiene evidenti imprecisioni.
Disegna la viabilità e i centri urbani
principali del tardo impero.
In detta mappa è segnata una strada che da
Oderzo porta a Concordia senza inoltrarsi
tra le colline della pedemontana.
Il punto in cui la strada attraversa il
Livenza sembra trovarsi nel nostro
territorio.
Ipotesi possibili e
probabili sul percorso della Postumia
E’ accertato che il territorio di Meduna era
compreso nel grande piano di centuriazione
dell’agro concordiese e che il territorio
medunese era attraversato da una strada
romana.
Di quale strada si tratta?
Poteva essere la Postumia, oppure una strada
di collegamento Oderzo-Concordia, oppure un
decumano minore (saltus). Quanti hanno
scritto su Meduna (L. Rocco, P. Paschini, E.
Degani, A. C. Pizzin, M. Peressin, A. C.
Giacinto, E. Bellis) concordemente
riconoscono che la Postumia attraversava il
territorio dell’attuale comune di Meduna.
Però c’è anche chi afferma che la Postumia
da Oderzo arrivasse a Settimo di
Portobuffolè e, proseguendo ai margini dei
Camolli, si inoltrasse nella zona
pedemontana (P. L. Faccaro, P. L. Zovastto,
A. Moret).
E’ ipotizzabile che la Postumia – costruita
quale strada di collegamento rapido tra
Genova e Aquileia – non seguisse a rigor di
logica un percorso tanto tortuoso. E’ più
probabile che la strada
Oderzo-Settimo-pedemontana fosse una
diramazione della Postumia. Alla luce di
quanto sopra premesso non si commette errore
affermando che la Postumia, dopo aver
superato il Livenza tra San Giovanni di
Motta e il “sacconet” di Meduna,
attraversava seguendo un rettilineo,
Corteabbà, Mure, Azzanello fino a
raggiungere il vecchio centro di Annone.
La distanza tra Oderzo ed Annone, seguendo
il percorso descritto, è di 9 miglia romane
(= Km. 13,320). Come già detto, il nome
Annone deriva da “ad nonum”, cioè al non
cippo miliario…da Oderzo.
Lungo il percorso descritto sono stati
trovati:
- sulla facciata della chiesa di S. Giovanni
di Motta, una “aedicula funeraria” romana;
- sotto il pavimento del presbiterio, un
possente muro di epoca romana;
- in territorio medunese, nella proprietà
Zamuner (via Molini), numerosi frammenti di
laterizi, fra cui alcuni con il marchio di
fabbrica ;
- presso le ex scuole elementari di Mure e
nell’attigua casa Vello (via Pascoli) vari
frammenti di laterizi e vasi di creta;
- a Mure, in via S. Domenico, la colonna di
marmo;
- ad Azzanello numerosi reperti di cui fu
data notizia fin dal 1878.
Sulla colonna di Mure
La colonna di mure ha suggerito all’ing. F.
Pescarolo, esperto di archeologia una
suggestiva ipotesi.
La colonna non è l’intera colonna. L’intera
colonna era alta 8/10 volte il suo diametro
(cioè metri 3,50/4,00) era sormontata dal
capitello; è di stile dorico.
L’ing. Pescarolo ritiene che la colonna
appartenesse al pronao di un tempietto
pagano; che detto pronao fosse formato da 4
colonne le quali sorreggevano il timpano.
Dietro il pronao c’era l’aula che alloggiava
la statua del dio o della dea.
Il tutto come appare dal seguente disegno.
La località in cui si trovava la colonna si
chiama Mure.
Mure… di che cosa? Murae templi, ossia muri
di un tempio ormai distrutto.
Si sa che le leggi emanate dai successori di
Costantino contro il culto pagano furono
varie e sempre più severe. Le più recenti
prescrivevano persino di demolire i tempi
pagani e di bruciare gli idoli.
Quel nome Mure e la colonna nascondono un
dramma che si consumò nel IV secolo d.C.: il
dramma di un tempio pagano distrutto.
Fine delle
centuriazioni romane
Le centuriazioni si deteriorarono nel tardo
impero per cause naturali e per cause
politiche.
Cause naturali
L’alveo dei fiumi gradualmente si sollevò;
sempre più frequenti furono le alluvioni e
nelle basse pianure si estese sempre di più
la palude.
Nel 589 (secondo altri nel 596) una
spaventosa alluvione, che i contemporanei
paragonarono al diluvio, fece straripare
tutti i fiumi del Veneto che seppellirono
sotto il fango quanto ancora restava delle
centuriazioni romane. In quell’occasione
molti fiumi cambiarono corso. Contribuì al
degrado del territorio la mancanza di
agricoltori dovuta al forte calo
demografico.
Dal tempo delle prime invasioni barbariche
fino alla seconda metà del secolo decimo, le
aree coltivate si ridussero sempre di più, i
boschi e le paludi si estesero. Alla fine
delle invasioni degli Ungari il nostro
territorio aveva l’aspetto selvaggio
pre-romano.
Cause politiche
Le orde barbariche scese in Italia, quasi
tutte attraverso il Friuli e il Veneto
Orientale, portarono distruzione e morte.
Nel 410 scesero i Visigoti guidati da
Alarico (misero a sacco Roma). Nel 452 gli
Unni, guidati da Attila, percorsero via
Postumia e distrussero Aquileia, Concordia,
Oderzo, ecc..
Nel 476 gli Eruli, guidati da Odoacre,
deposero l'ultimo imperatore romano e così
ebbe fine l’Impero Romano d’Occidente.
Nel 488 scesero gli Ostrogoti, guidati da
Teodorico.
Nel 553 i territori lungo la costa adriatica
furono occupati, per conto dell’imperatore
romano d’oriente, dai Bizantini.
Anche Oderzo fu soggetta ai Bizantini.
Nel 568 scesero in Italia i Longobardi,
guidati da Alboino. Evitarono Oderzo perché
saldamente presidiata dai Bizantini. Ma nel
640 Rotari riuscì a impossessarsi di Oderzo
e la saccheggiò.
Nel 667 re Grimoaldo la rase al suolo.
I Longobardi dominarono l’Italia per quasi
200 anni. Divisero i territori occupati in
Ducati. Il territorio friulano che si
estendeva fino al Livenza fece parte del
Ducato Foroiuliese con capitale Cividale.
La divisone territoriale attuata dai
Longobardi non fu più modificata fino alla
caduta della Repubblica Veneta (1797).
Per i medunesi è importante ricordare che,
tra il 741 e il 749, tre nobili longobardi
fondarono l’abbazia di Santa Maria in silvis
(Sesto al Reghena) i cui possedimenti si
estesero fino al Malgher, Mure e Corteabbà.
L’anno 774 Carlo Magno, re dei Franchi,
sconfisse Desiderio, ultimo re dei
Longobardi. I Franchi, subentrati ai
Longobardi, crearono la Marca del Friuli. Ai
re franchi subentrarono gli imperatori
germanici.
Dopo un secolo di relativa calma, nel 889,
scesero dal nord gli Ungari barbari e
feroci. Le loro periodiche invasioni si
protrassero per circa mezzo secolo.
La devastazione del nostro territorio non si
può descrivere.
Salomone di Costanza, che nel 904 visitò
l’Italia, lasciò scritto: “Ci stanno dinanzi
le città italiane prive di cittadini e i
campi desolati perché privi di coltivatori.
Le pianure biancheggiano delle secche ossa
degli uccisi: non credo che i vivi eguaglino
il numero dei morti in guerra”. |
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